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Imbarcati con noi sul Sun Fast 37 Musa per questa affascinante regata:

151 Miglia

 

Una regata aperta a tutti, a partire dai neofiti della grande altura, concepita per esaltare le qualità strategiche degli equipaggi coinvolti.
Sono queste le caratteristiche del percorso della 151 Miglia, vero punto di forza della regata d'altura che partirà da Livorno il 2 Giugno per concludersi a Punta Ala dopo una navigazione che sfiorerà la Giraglia e le isole dell'Arcipelago Toscano.

Magica regata, organizzazione perfetta e luoghi stupendi..

 

per info e costi chiama il 3483335396 oppure scrivi a : info@zenasail.it

 

il sito ufficiale: www.151miglia.it

 

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EDIZIONE 2014

Sintesi di una vittoria inaspettata.

La nostra scuola vela è presente spesso a manifestazioni di questo livello, e sempre con lo stesso spirito: quello di far divertire gli ospiti, imparare ad amare la vela e, perché no, ottenere qualche bel risultato. Il che non guasta..
Non per questo però lasciamo al caso la preparazione della barca, tutt’altro. Chiaro esempio ne è che qualche ora prima della partenza decidiamo di sostituire la randa da regata con una nuova ma da crociera! Ottima vela peraltro, per quel che deve, anzi dovrebbe fare, ma che non conosce fibre aramidiche, trame orientate e diavolerie del genere molto in voga da qualche anno.  Vabbè siamo qui per partecipare e fare del nostro meglio, la randa da crociera andrà benone.

Musa è un Sun Fast 37 del 2006, tutt’altro che un razzo, ma che nelle regate d’altura se ben portata, complice un ottimo rating, può regalare soddisfazioni.
Sulla linea di partenza, primo incidente di percorso: un timoniere poco attento sfida tutti partendo mure a sinistra ma fa male i conti e cerca con ogni mezzo di colpirci esattamente a metà fiancata. Rinsavito o buttato in mare dal proprio equipaggio, in qualche modo vira un secondo prima di affondarci ma solo dopo averci costretto ad un Dial Up non voluto. Poco male, la regata è lunga, protestare l’avversario ha poco senso, ci impegniamo a far ripartire la barca ma qualcosa ancora non va bene: la barca non vuol saperne di muoversi come dovrebbe. Non abbiamo le polari incollate alla tuga come le barche “fighe” ma quelle che ho in testa, ben scritte, mi dicono che andiamo piano. Da qualche giorno l’ elica semi nuova, con “sole” 10,000 miglia sulle spalle, fatica a chiudersi. Quel matto di Alex, tattico quando non dorme, allunga il braccio sott’acqua e ritorna con una foto che conferma il sospetto: pale aperte. Bene, anzi male. Proviamo a far girare la linea d’asse a mano prima in un senso poi nell’altro e chissà come, forse per mano del Santo dei Velisti, se esiste, la barca accelera e la successiva foto subacquea ci ridà fiducia. Girata la boa di disimpegno, non certo tra i primi, armati di spi recuperiamo diverse posizioni, alla boa di Pisa ho la prima buona sensazione che barca ed equipaggio parlano la stressa lingua. Issata fiocco e ammainata spinnaker perfette. Cosa c’è di strano direte voi. Nulla, se non il fatto che a bordo pochi hanno regatato assieme, alcuni si sono conosciuti qualche ora prima e i più “esperti” vanno in barca da un paio di anni al massimo.
Sensazioni giuste, passatemi l’immodestia, non sbaglieremo più nulla fino all’arrivo.
Issate, ammainate, peelling tra fiocco medio e fiocco 3 quando il vento nella notte sale a 20 nodi.
Mano di terzaroli (in barba a chi è convinto che con tanta tela si vada più forte..). Un equipaggio diligente, mai una persona fuori posto, nessuno che dorme nella cuccetta sbagliata. Una bolina che dura quasi tutta la notte fino a quando in vista di capo Corso il vento cala quasi del tutto, scadiamo verso Capraia e a fatica raggiungiamo la Giraglia che ci saluta poco dopo le sei del mattino e riporta un bel vento da nord. Issiamo l’immortale spinnaker (15 anni, 22 riparazioni, ha vinto un Italiano Ims, una Giraglia, tre Invernali in Liguria e ora la 151 Miglia. Quando Giancarlo delle Velman ha tagliato e cucito quella vela era in evidente stato di grazia), sotto spi dicevo, decidiamo per la rotta diretta per l’Elba. Un bel gruppo di barche sceglie di salire verso Capraia mentre altri preferisco scendere più a sud. La tramontana regge, la barca cammina, se non più delle altre nemmeno più piano,. Fare scelte azzardate sembra non abbia senso. A bordo qualcuno – Cecilia – implora per una rotta lontana dai temporali e dai piovaschi che ci circondano. Naturalmente nessuno la ascolta e il fatto che lei non possieda la cerata non ci impietosisce. Solo a circa 10 miglia dall’isola toscana, un calo drastico della pressione faciliterà quelli a levante che vedremo passare come razzi con lo spinnaker a riva mentre noi ciondoliamo in bonaccia. Ma dura davvero poco, il vento ritorna e ripariamo prima col fiocco e poi ancora spi.
A ridosso dell’Elba la scelta che presumibilmente ci farà vincere la regata: il temporale sopra l’isola ci invita a restare alti e costeggiare ma non rischiamo. Il gruppo di barche sceso verso Pianosa sembra rallentare quindi un rotta di mezzo ci sembra la più intelligente. Musa avanza mentre alcune barche più a nord di noi che ci stavano raggiungendo sembrano cozzare contro un muro. Finiscono in un a zona di calma piatta, spi sgonfi e da quella posizione faticheranno ad uscire. Noi ci fermeremo solo alla fine dell’ Elba con il Canale di Piombino tristemente in bonaccia. Inutili tentativi di virare e risalire più nord ( risultato che la Vmg diventa addirittura negativa) ci rattristano. Sappiamo che poco più avanti Bluone, il nostro diretto avversario avanza a 4 nodi mentre il nostro Gps segna 0,7 - 0,8 kn. Il tempo sembra non passare, per circa un’ora restiamo praticamente fermi, poi piano piano la brezza ritorna da sinistra e finalmente ripartiamo verso le Formiche, L’atavico spi rosa/blu sbiadito da il meglio di se e quando il vento dà scarso riusciamo a bolinare fin quasi alle formiche. Su il fiocchetto steccato e da quel momento nessuno a bordo si muoverà più. Nessuno parlerà di cena, di bere o di fumare. Il buio scende e una volta compreso che la barca del comitato va lasciata a sinistra – alcune barche tentano di passare tra la barca e lo scoglio (!), affrontiamo le ultime 15 miglia praticamente in apnea. Non ricordo di aver respirato, sicuramente ho parlato poco, non ce n’era bisogno, tutti sapevano cosa fare e come farlo. Lascio il timone a Serena per quasi un’ora, sono davvero stanco e infreddolito. Il vento rinforza e ci fa volare verso lo sparviero. La bolina larga non è al nostra andatura preferita, il piccolo fiocco soffre se lascato e solo la provvidenziale controscotta ci permette di navigare comunque sopra i 7 nodi. Un calo improvviso del vento a poche miglia dall’arrivo ci manda in disperazione. Rimanere bloccati con le luci di Punta Ala sul naso dopo oltre 30 ore di regata sarebbe una beffa, Che dire, la fortuna non ci ha abbandonato ( se parte del merito di questo risultato va alla barca e all’equipaggio, altrettanto proviene dalla Dea Bendata che ci ha regalato condizioni ideali), il vento ritorna, riprendo il timone e facciamo il pelo allo Sparviero, qualche centinaio di metri oltre viriamo e finalmente l’arrivo. Le sensazioni sono molteplici, siamo felici anche se non abbiamo la certezza del risultato, la regata è stata in ogni caso bellissima, organizzazione perfetta, non una sbavatura tranne, come vedremo, per la premiazione. Un gommone ci scorta all’ormeggio, un servizio, questo, raro quanto apprezzato, e mentre percorriamo le calme acque del Marina rifletto sul quanto appena fatto, sul mio mestiere e sui ragazzi che mi seguono con tanta passione. La vela è un sport magnifico, ti va vivere emozioni uniche, ti da tanto anche se chiede tanto. Ma una cosa è certa: il mare, il vento, le vele e la barca non avrebbero lo stesso fascino se a bordo non ci fossero ragazzi come Mario, Cecilia, Serena, Alex, Cesare, Massimiliano e Max. Persone splendide che con passione si sono avvicinate alla vela e che di questo sport hanno colto i lati migliori – Finiremo la regata secondi Overall in Orc dietro a Mandolino per soli 40 secondi dopo 33 ore di regata e primi della nostra classe. Due sole le note stonate nel contesto di una manifestazione che ha davvero poche cose fuori posto: la premiazione è stata a dir poco un caos, chiamare sul palco contemporaneamente il primo, secondo e terzo di ogni categoria e cosa priva di senso. Risultato ne è che 20 persone si mischiano tra di loro e non si capisce chi di loro ha vinto. Secondo aspetto negativo e che nessuno o quasi si è accorto di Musa, di una modesta barca condotta esclusivamente da allievi di una ancor più modesta scuola di vela. Nemmeno i fotografi.

Fabio Costa

 

 

 

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