Sintesi di una vittoria
inaspettata.
La nostra scuola vela è presente spesso a manifestazioni di
questo livello, e sempre con lo stesso spirito: quello di far
divertire gli ospiti, imparare ad amare la vela e, perché no,
ottenere qualche bel risultato. Il che non guasta..
Non per questo però lasciamo al caso la preparazione della
barca, tutt’altro. Chiaro esempio ne è che qualche ora prima
della partenza decidiamo di sostituire la randa da regata con
una nuova ma da crociera! Ottima vela peraltro, per quel che
deve, anzi dovrebbe fare, ma che non conosce fibre aramidiche,
trame orientate e diavolerie del genere molto in voga da qualche
anno. Vabbè siamo qui per
partecipare e fare del nostro meglio, la randa da crociera andrà
benone.
Musa è un Sun Fast 37 del 2006, tutt’altro che un razzo,
ma che nelle regate d’altura se ben portata, complice un ottimo
rating, può regalare soddisfazioni.
Sulla linea di partenza, primo incidente di percorso: un
timoniere poco attento sfida tutti partendo mure a sinistra ma
fa male i conti e cerca con ogni mezzo di colpirci esattamente a
metà fiancata. Rinsavito o buttato in mare dal proprio
equipaggio, in qualche modo vira un secondo prima di affondarci
ma solo dopo averci costretto ad un Dial Up non voluto. Poco
male, la regata è lunga, protestare l’avversario ha poco senso,
ci impegniamo a far ripartire la barca ma qualcosa ancora non va
bene: la barca non vuol saperne di muoversi come dovrebbe. Non
abbiamo le polari incollate alla tuga come le barche “fighe” ma
quelle che ho in testa, ben scritte, mi dicono che andiamo
piano. Da qualche giorno l’ elica semi nuova, con “sole” 10,000
miglia sulle spalle, fatica a chiudersi. Quel matto di Alex,
tattico quando non dorme, allunga il braccio sott’acqua e
ritorna con una foto che conferma il sospetto: pale aperte.
Bene, anzi male. Proviamo a far girare la linea d’asse a mano
prima in un senso poi nell’altro e chissà come, forse per mano
del Santo dei Velisti, se esiste, la barca accelera e la
successiva foto subacquea ci ridà fiducia. Girata la boa di
disimpegno, non certo tra i primi, armati di spi recuperiamo
diverse posizioni, alla boa di Pisa ho la prima buona sensazione
che barca ed equipaggio parlano la stressa lingua. Issata fiocco
e ammainata spinnaker perfette. Cosa c’è di strano direte voi.
Nulla, se non il fatto che a bordo pochi hanno regatato assieme,
alcuni si sono conosciuti qualche ora prima e i più “esperti”
vanno in barca da un paio di anni al massimo.
Sensazioni giuste, passatemi l’immodestia, non sbaglieremo più
nulla fino all’arrivo.
Issate, ammainate, peelling tra fiocco medio e fiocco 3 quando
il vento nella notte sale a 20 nodi.
Mano di terzaroli (in barba a chi è convinto che con tanta tela
si vada più forte..). Un equipaggio diligente, mai una persona
fuori posto, nessuno che dorme nella cuccetta sbagliata. Una
bolina che dura quasi tutta la notte fino a quando in vista di
capo Corso il vento cala quasi del tutto, scadiamo verso Capraia
e a fatica raggiungiamo la Giraglia che ci saluta poco dopo le
sei del mattino e riporta un bel vento da nord. Issiamo
l’immortale spinnaker (15 anni, 22 riparazioni, ha vinto un
Italiano Ims, una Giraglia, tre Invernali in Liguria e ora la
151 Miglia. Quando Giancarlo delle Velman ha tagliato e cucito
quella vela era in evidente stato di grazia), sotto spi dicevo,
decidiamo per la rotta diretta per l’Elba. Un bel gruppo di
barche sceglie di salire verso Capraia mentre altri preferisco
scendere più a sud. La tramontana regge, la barca cammina, se
non più delle altre nemmeno più piano,. Fare scelte azzardate
sembra non abbia senso. A bordo qualcuno – Cecilia – implora per
una rotta lontana dai temporali e dai piovaschi che ci
circondano. Naturalmente nessuno la ascolta e il fatto che lei
non possieda la cerata non ci impietosisce. Solo a circa 10
miglia dall’isola toscana, un calo drastico della pressione
faciliterà quelli a levante che vedremo passare come razzi con
lo spinnaker a riva mentre noi ciondoliamo in bonaccia. Ma dura
davvero poco, il vento ritorna e ripariamo prima col fiocco e
poi ancora spi.
A ridosso dell’Elba la scelta che presumibilmente ci farà
vincere la regata: il temporale sopra l’isola ci invita a
restare alti e costeggiare ma non rischiamo. Il gruppo di barche
sceso verso Pianosa sembra rallentare quindi un rotta di mezzo
ci sembra la più intelligente. Musa avanza mentre alcune barche
più a nord di noi che ci stavano raggiungendo sembrano cozzare
contro un muro. Finiscono in un a zona di calma piatta, spi
sgonfi e da quella posizione faticheranno ad uscire. Noi ci
fermeremo solo alla fine dell’ Elba con il Canale di Piombino
tristemente in bonaccia. Inutili tentativi di virare e risalire
più nord ( risultato che la Vmg diventa addirittura negativa) ci
rattristano. Sappiamo che poco più avanti Bluone, il nostro
diretto avversario avanza a 4 nodi mentre il nostro Gps segna
0,7 - 0,8 kn. Il tempo sembra non passare, per circa un’ora
restiamo praticamente fermi, poi piano piano la brezza ritorna
da sinistra e finalmente ripartiamo verso le Formiche, L’atavico
spi rosa/blu sbiadito da il meglio di se e quando il vento dà
scarso riusciamo a bolinare fin quasi alle formiche. Su il
fiocchetto steccato e da quel momento nessuno a bordo si muoverà
più. Nessuno parlerà di cena, di bere o di fumare. Il buio
scende e una volta compreso che la barca del comitato va
lasciata a sinistra – alcune barche tentano di passare tra la
barca e lo scoglio (!), affrontiamo le ultime 15 miglia
praticamente in apnea. Non ricordo di aver respirato,
sicuramente ho parlato poco, non ce n’era bisogno, tutti
sapevano cosa fare e come farlo. Lascio il timone a Serena per
quasi un’ora, sono davvero stanco e infreddolito. Il vento
rinforza e ci fa volare verso lo sparviero. La bolina larga non
è al nostra andatura preferita, il piccolo fiocco soffre se
lascato e solo la provvidenziale controscotta ci permette di
navigare comunque sopra i 7 nodi. Un calo improvviso del vento a
poche miglia dall’arrivo ci manda in disperazione. Rimanere
bloccati con le luci di Punta Ala sul naso dopo oltre 30 ore di
regata sarebbe una beffa, Che dire, la fortuna non ci ha
abbandonato ( se parte del merito di questo risultato va alla
barca e all’equipaggio, altrettanto proviene dalla Dea Bendata
che ci ha regalato condizioni ideali), il vento ritorna,
riprendo il timone e facciamo il pelo allo Sparviero, qualche
centinaio di metri oltre viriamo e finalmente l’arrivo. Le
sensazioni sono molteplici, siamo felici anche se non abbiamo la
certezza del risultato, la regata è stata in ogni caso
bellissima, organizzazione perfetta, non una sbavatura tranne,
come vedremo, per la premiazione. Un gommone ci scorta
all’ormeggio, un servizio, questo, raro quanto apprezzato, e
mentre percorriamo le calme acque del Marina rifletto sul quanto
appena fatto, sul mio mestiere e sui ragazzi che mi seguono con
tanta passione. La vela è un sport magnifico, ti va vivere
emozioni uniche, ti da tanto anche se chiede tanto. Ma una cosa
è certa: il mare, il vento, le vele e la barca non avrebbero lo
stesso fascino se a bordo non ci fossero ragazzi come Mario,
Cecilia, Serena, Alex, Cesare, Massimiliano e Max. Persone
splendide che con passione si sono avvicinate alla vela e che di
questo sport hanno colto i lati migliori – Finiremo la regata
secondi Overall in Orc dietro a Mandolino per soli 40 secondi
dopo 33 ore di regata e primi della nostra classe. Due sole le
note stonate nel contesto di una manifestazione che ha davvero
poche cose fuori posto: la premiazione è stata a dir poco un
caos, chiamare sul palco contemporaneamente il primo, secondo e
terzo di ogni categoria e cosa priva di senso. Risultato ne è
che 20 persone si mischiano tra di loro e non si capisce chi di
loro ha vinto. Secondo aspetto negativo e che nessuno o quasi si
è accorto di Musa, di una modesta barca condotta esclusivamente
da allievi di una ancor più modesta scuola di vela. Nemmeno i
fotografi.
Fabio Costa








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